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Tracce

Case Sparse in Valle Camonica_l’Etere



Durante la residenza agli artisti è chiesto di inviare tracce del loro processo creativo in diretta ad uno spazio urbano che le espone ai visitatori e all’interno del quale, tramite una finestra Skype (che si apre random e in sintonia con i ritmi di lavoro dello spazio) è possibile rivolgere uno sguardo su quanto sta accadendo a Malonno.

La volontà è di amplificare nell’urbano ciò che avviene nel locale, mostrare e condividere processi che solitamente rimangono nel cassetto, perché crediamo abbiano un valore.
Ecco allora, le tracce.

LA TRACCIA, solitamente, INDICA UNA DIREZIONE.
La traccia -qui- non vuole essere solo segno o impronta, indica piuttosto ciò che sta dietro -o prima, se vogliamo- la materia, dietro all’opera.
Sono tanti piccoli istanti di tempo appartenenti ad un processo, tanti minuscoli presente.

Osservare le tracce di un processo creativo è come, trovandosi davanti al 4, chiedersi e scoprire se esso sia il risultato di un 2+2, di un 3+1 o di un 1+1+1+1.
L’insieme delle tracce è così la rappresentazione estesa del processo che porta all’opera.

Come sostiene Yona Friedman “l’operazione intellettiva che rende possibile costruire il tempo a partire dall’accumulazione di “presenti” è l’interpretazione delle tracce […] Il nostro pensiero si basa sull’identificazione delle “tracce” e sulla loro interpretazione”.

Le tracce sono un modo per collegare due spazi attraverso una narrazione lineare. Sono lo strumento per mantenere vivo un collegamento che di anno in anno si fa amplificazione, mirando sempre più lontano.
Le tracce sono anche una sfida alla narrazione e all’autonarrazione, sempre così cara agli artisti. Una riflessione in corso su cosa significa mostrare-mostrarsi.