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Residenza


La bellezza non sta nella forma che possiede una cosa,
ma nell’energia che vi scorre dentro


residenza
Ph. ® Michela Di Savino

Case Sparse | Tra l’Etere e la Terra nasce con il desiderio di collegare una zona periferica ad un centro, amplificando nell’urbano ciò che avviene nel locale.
La città è per noi la possibilità di essere pubblici, di raggiungere quante più persone possibili; è anche l’opportunità di uscire da un isolamento che tuttavia ha permesso il mantenimento di uno stato di grazia.
Case Sparse agisce attraverso l’arte e la sua capacità di narrare e di rendere vivo, di rigenerare.

Scegliamo la formula di Residenza artistica al confine tra pubblico e privato perché permette, attraverso la vita in comune, di abbattere i ruoli che spesso contraddistinguono il nostro mestiere: l’artista produce e mostra; il curatore sceglie e promuove.
Un luogo privato è un territorio neutro che mette tutti sullo stesso piano e genera relazioni e interazioni non prevedibili.

Invitiamo degli artisti ed un curatore che non si conoscono tra di loro a lasciare il proprio contesto e a recarsi in uno spazio sconosciuto ma denso e stratificato, che va indagato, scoperto, interpretato, vissuto, fagocitato e infine restituito.
Artista e curatore sono invitati per la loro sensibilità e qualità artistica, in veste di osservatori del mondo; a loro chiediamo la restituzione di un’immagine.
L’artista crea un’ opera site-specific e invia le tracce del proprio processo creativo in una galleria in città.
Il curatore osserva, interagisce e registra in vista di una sua rielaborazione che restituisca, con il linguaggio che gli è più congeniale, gli aspetti salienti dell’esperienza in residenza; è chiamato per questo “curatore-in-residenza”.

La dimensione è quella di una casa. Gli invitati non sempre si conoscono.
La residenza mantiene tutte le modalità del privato, vengono invitati gli artisti che gli spazi sono in grado di accogliere e mantiene ritmi e accadimenti caratteristici di una casa. Le uniche cose che escono da questo spazio sono le tracce e le opere finali.
Il Privato tuttavia non è intimo; privato è il momento, necessario prima del pubblico, che permette di raccogliere le forze e le idee per prepararsi alla creazione.
Pubblica è la condivisione e la vita delle opere.
Privato è rifugio.
Privato è la possibilità di riacquistare i propri ritmi, uscire dall’omologazione.

Senza Privato non esiste il Pubblico e la Residenza passa da una dimensione all’altra, consapevole che le due sfere si nutrono l’una dell’altra. L’arte è pubblica e mostra, la creazione è privata.
È un rapporto tra due ritmi.

Ripartiamo dal privato.


Monica Carrera e Francesca Damiano