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Ph. ® Michela Di Savino

Inaugurazione 01 settembre 2014

GlogauAIR

Glogauer St. 16, Berlin


Quando ho partecipato alla residenza Case Sparse non ero del tutto consapevole delle dinamiche e dei processi a cui avrei preso parte, in quanto dipendevano da numerose variabili: gli artisti scelti, la loro relazione con il contesto, la mia soggettività e il significato che poteva essere dato ai termini “il centro storico” e “i suoi abitanti”, tema dell’edizione 2014.
Fin dai primi sopralluoghi e poi durante i giorni di residenza è risultato tuttavia chiaro che con il titolo di quell’edizione si poteva identificare un’entità più ampia della sola area urbana storica: essa comprendeva anche l’intera cittadinanza e i suoi luoghi, i monumenti, le dinamiche, le attività produttive e la storia del paese. I cinque artisti coinvolti ne hanno pertanto esplorato l’identità per le sue accezioni sociali, storiche e immaginarie, lavorando in stretta relazione con la comunità locale.

Il cambio di prospettiva, che portava a riconoscere una Malonno anche nei luoghi più disparati e distanti, ha generato una straordinaria varietà di interpretazioni della relazione tra i due termini del titolo, il cui riflesso appare evidente nel carattere processuale di molti dei lavori realizzati. In quella modalità, aperta e generosa, era, infatti, possibile rendere merito delle innumerevoli sfumature che necessariamente una relazione così complessa porta con sé. La scoperta quotidiana era osservare come il centro storico si sviluppasse ovunque esso intrattenesse relazioni con i propri abitanti. Cosa vuol dire quindi abitare un luogo? Come identificarne il centro e dove immaginarlo?

“Abitare è essere ovunque a casa propria” recita Ugo La Pietra nelle cui opere, dalla fine degli anni Sessanta, gioca ironicamente sulla trasformazione degli spazi progettati dagli urbanisti in spazi pubblici realmente abitati. Sono questi luoghi praticati pubblicamente suscettibili dei diversi percorsi, degli usi e delle narrazioni che li attraversano, dove diventa possibile costruire nuove forme di significato. Questo processo, alla base di un testo rivoluzionario come “L’invenzione del quotidiano” di Michel De Certeau, può essere identificato con la cultura dei gesti e dei saperi quotidiani che fondano la dimensione sociale dell’uomo. Se “abitare” significa quindi mettere in campo la propria soggettività, eludendo regole precostituite e piani già organizzati, rintracciare il centro implica arrivare in profondità, laddove si sviluppano quelle arti pratiche e quelle tattiche di resistenza capaci di rinnovare costantemente la nostra relazione con uno spazio, alimentandosi in imprevedibili e mutevoli narrazioni.

Le opere realizzate dagli artisti per l’edizione 2014 di Case Sparse hanno avuto la capacità di portare alla luce i “centri” e gli abitanti di Malonno, esplorandone tensioni e vuoti narrativi, equilibri radicati ma non risolti, storie personali e comuni. Il mio ruolo è stato quello di affiancare gli artisti sul campo, seguendoli nelle interviste , negli incontri, nelle riprese e nelle realizzazioni, cercando di trovare la forma migliore per rendere partecipi di questo percorso anche altri abitanti oltre ai malonnesi.

Orestis Mavroudis, in Anniversario Temporaneo, si è confrontato con un evento traumatico che ha segnato l’identità della comunità celebrandone il suo anniversario; l’opera De che m’en vo di Giuseppe Fanizza ha mappato e attivato alcuni dispositivi locali di sorveglianza, mettendone in luce l’ambigua funzione di controllo e allo stesso tempo di protezione. Marco La Rosa, attraverso il filtro della propria soggettività in Senza Titolo, 2014 ha restituito al paese un monumento in scala ridotta delle architetture che hanno segnato il suo rapporto con Malonno. Elisabetta Falanga ha lavorato sull’immaginario della montagna e sulla sua dimensione di perpetua fissità, completando con il titolo del lavoro, Quel prato è il mio tormento e la mia misura, benché io non sia mai stato un uomo verde, un cambiamento di prospettiva che ha assimilato il profilo del corpo umano a quello naturale delle creste montuose. Infine Seiji Morimoto con La prossima primavera sarà felice ha realizzato nei boschi di Malonno alcuni dispositivi sonori in attesa di essere abitati dai volatili che possono rendere viva l’installazione.

Successivamente ne è nata una mostra, Where is the familiar? Malonno seeks a sister city, presentata presso GlogauAIR a Berlino, che per una durata temporanea ha trasformato lo spazio espositivo in un bureau, dove, insieme agli artisti, abbiamo riorganizzato il materiale prodotto durante il periodo di residenza, dalle tracce inviate, agli schizzi, al materiale raccolto in loco. La mostra ha presentato i processi relazionali che hanno portato gli artisti a confrontarsi con il paese, analizzando lo spazio di prossimità che si crea con un luogo in parte sconosciuto. Hanno completato il progetto una foto di gruppo degli abitanti di Malonno chiamati a raccolta porta a porta da Monica Carrera e Francesca Damiano, artiste e organizzatrici di Case Sparse, e i video di Fatima Bianchi, documentazioni degli interventi di ideazione e realizzazione delle opere. Il risultato è un’immagine eterogena, che ha tentato di restituire un paese solo apparentemente isolato in una valle tra le montagne, in realtà aperto verso l’esterno attraverso i viaggi e le migrazioni dei suoi abitanti, le relazioni economiche in valle, e non ultima la presenza della residenza.


Marta Ferretti